"I cimenti dell'agnello" segna una tappa cruciale nel percorso di Gavino Ledda. Se "Padre padrone" e "Lingua di falce" erano narrazioni fondamentalmente autobiografiche, questo "novelliere gaìnico" trasforma la Sardegna in un'opera-mondo multilinguistica. Racconti, saggi, dialoghi e poesie si intrecciano nei sedici "cimenti" - termine che richiama la prova scientifica galileiana ma anche il fragore della pecora che bruca (su chiméntu) - scritti tra il 1972 e il 2000, nei quali Ledda indaga il legame tra uomo e terra, elevando la figura dell'agnello a soggetto attivo che sfida le leggi del tempo e dello spazio. Dalle riflessioni sull'oralità alla 'sinfonia di linfa' della sughera, l'autore plasma un italiano intriso di "sàrdico gaìnico" che mima i ritmi biologici dell'universo e le scoperte di Einstein e Planck. In questa ricerca l'arte diventa l'unica forza capace di orientare il cammino tecnologico dell'umanità. Come scrive Francesco Ottonello, "I cimenti dell'agnello" è il ponte verso una parola nuova: un'opera che 'anticipa la sfida di inserire l'uomo dentro la "parola della natura", che è per sua essenza pluridimensionale'. Das Urheberrecht an bibliographischen und produktbeschreibenden Daten und an den bereitgestellten Bildern liegt bei Informazioni Editoriali, I.E. S.r.l., oder beim Herausgeber oder demjenigen, der die Genehmigung erteilt hat. Alle Rechte vorbehalten.